Sa
Sainteté Pie
XI
Au
Pontificio Oratorio San Pietro affilié
à la FASCI -
Septembre
1926
Il
Santo padre, in occasione della solenne udienza accordata al Pontificio Oratorio
di San Pietro in Roma, ha assistito ad un saggio ginnico degli allievi ai quali
ha rivolto un discorso nel quale, dopo aver accennato ai fini propri
dell'Oratorio, ha così proseguito:
“Quello
infatti che si voleva raggiungere nel più alto grado possibile era il bene vero
delle anime e dei corpi, la prosperità materiale e spirituale, anime salde in
salde membra, così come deve essere, così come tutti desiderano a quella cara
gioventù, dai babbi e dalle mamme fino a tutti quelli che la conoscono e l'amano,
giacché non si può non amare coloro che Gesù ha tanto amato e prediletto.
Salde
debbono essere le membra, come appaiono in quei salutari, sapienti, eleganti,
vigorosi esercizi che dimostrano la forza, l'agilità, l'eleganza delle membra
stesse. Ma si capisce bene che tutto ciò mira a qualche cosa di più alto, a
qualche cosa alla quale tutta quella forza, vigoria ed eleganza deve servire. E
questo è l'anima, l'anima senza la quale il corpo è nulla, come lo dimostra
l'inerte cadavere dal quale l'anima si è allontanata. Ma anche quando il corpo
è infermo, l'anima sta male perché male può esercitare le sue alte funzioni.
All'anima
dunque tutto deve servire, e come le membra si avvantaggiano della sanità,
della forza, del vigore, dell'agile eleganza, così l'anima trae vantaggio e si
fa bella, vigorosa, agile, elegante anch'essa nell'adempimento delle sue
funzioni, nell'esplicazione delle sue attività verso la verità e la virtù.
È
la verità che illumina l'intelligenza, e la verità va a cercare i giovani, le
giovinette dell'Oratorio di San Pietro nelle istruzioni che ivi essi ricevono,
dalle più elementari formule via via sino alle spiegazioni più complesse e ai
più alti splendori della scienza. Ma questa verità è ordinata alla educazione
del cuore, così come faceva il Divino Maestro, Colui che non di altro titolo si
gloria se non di questo, e che fu Maestro di verità e di virtù, della verità
che salva e della virtù che fa buoni e santi. E come la verità, così la virtù
va a cercare continuamente quei cari fanciulli, quelle care fanciulle, negli
esercizi che praticano, nelle esortazioni che ricevono, negli esempi dei buoni e
dei Santi che a loro sono ripetuti...'.
Ma
tra tutte le virtù, il Santo Padre ne voleva loro ricordare con particolare
premura due, particolarmente adatte alla loro età e condizione: la purezza e la
pietà.
“La
purezza è lo splendore dell'anima; è essa che dà all'anima quasi una
trasparenza nella qual si riflette tutta la sua bellezza, ed il suo splendore si
comunica anche al corpo, si manifesta in tutte le sua azioni. La purezza è il
senso della dignità che dall'anima deriva nel corpo e si manifesta nella
compostezza, nel contegno di tutta la persona. La purezza allontana dalla mente
ogni pensiero meno degno della grandezza e dell'onore dell'anima, e prepara
nella mente e nel cuore un luogo speciale a tutto ciò che è buono, alto, degno.
La purezza è l'amore, la predilezione del Cuore di Dio: ed essa è che attira
sulla gioventù tutte le sue più elette compiacenze.
La
pietà poi rende il cuore filiale verso Dio; ci fa rivolgere a Dio come al Padre
Nostro, così come Egli stesso ci ha insegnato; ci tiene sempre al cospetto di
Dio come buoni figli al cospetto del padre, con un solo timore, quello di
offenderlo, di spiacergli, di far cosa penosa al Suo cuore; nobile timore che,
quando è in un'anima, scaccia tutti gli altri e forma veramente quei cuori che
possono veramente dire di non temer nulla e nessuno, perché temono Iddio'.
Tracciato
così il programma di una sana e completa educazione cristiana, il Santo Padre
impartiva a tutti la Benedizione Apostolica.